Compliance Aziendale

Responsabilità amministrativa degli enti - Adeguamento del Modello di organizzazione all'art. 25septies

GBattisti - Ven Ago 31, 2007 3:14 pm
Oggetto: Adeguamento del Modello di organizzazione all'art. 25septies
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ho già proposto le mie prime riflessioni su di una possibile modalità di adeguamento del Modello di organizzazione, gestione e controllo ai reati introdotti dall'art. 25-septies (ovvero, l'omicidio colposo e lesioni colpose gravi e gravissime commessi in violazione della normativa antinfortunistica e sulla tutela dell'igiene e della salute sul lavoro).

In sintesi, a mio parere il Modello non deve entrare nel merito della valutazione del "rischio sicurezza", ma deve regolare le modalità di valutazione del rischio (e quindi il processo di redazione del Documento di Valutazione dei rischi) e la successiva attività di controllo del rispetto delle norme (processo di monitoraggio della corretta attuazione dei dispositivi previsti dal DVR). E' poi opportuno che il DVR sia richiamato nel Modello di organizzazione, gestione e controllo.

Vorrei ora sapere: e voi, come vi state regolando per adeguare il modello ai reati in violazione della legge sulla sicurezza nel posto di lavoro?
vanessasunda - Lun Set 03, 2007 3:20 pm
Oggetto:
A mio parere sarebbe superfluo entrare nel merito del "rischio sicurezza" in quanto già sufficientemente affrontato dal D.lgs 626/94, pertanto i protocolli di controllo relativi all'art. 25-septies saranno controlli di terzo livello, ovvero audit finalizzati a verificare l'efficiente ed efficace applicazione del decreto sopracitato.
Gianluca - Lun Set 03, 2007 7:59 pm
Oggetto:
Credo che sia opportuno avere un semplice richiamo alla normativa e agli adempimenti/sanzioni da essa prevista per quel che concerne la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Un approfondimento della valutazione del rischio nel Modello231, porterebbe ad un doppio esame della questione sicurezza, cosa che andrebbe fatta in un sede di verifica o preparazione della realtà aziendale alle previsioni del Modello. Personalmente, comunque, sono in fase di approfondimento in materia di 231, mentre in materia di 626 sono consulente giuridico. Scrivo soprattutto per apprendere di una materia che ai più è ancora sconosciuta e purtroppo sottovalutata.
GBattisti - Mar Set 04, 2007 11:43 am
Oggetto:
vanessasunda ha scritto:
A mio parere sarebbe superfluo entrare nel merito del "rischio sicurezza" in quanto già sufficientemente affrontato dal D.lgs 626/94, pertanto i protocolli di controllo relativi all'art. 25-septies saranno controlli di terzo livello, ovvero audit finalizzati a verificare l'efficiente ed efficace applicazione del decreto sopracitato.


Concordo che sia superfluo entrare nel merito del "rischio sicurezza".

Adottando però solo "audit finalizzati a verificare l'efficiente ed efficace applicazione del decreto" 626/94, non si corre il rischio di ridurre i controlli preventivi?
Per questo non mi sembrerebbe errato guardare anche al processo che ha portato al Documento di Valutazione del rischi...
matteo.grassi - Gio Set 06, 2007 10:10 am
Oggetto:
Per la prima volta i "Modelli 231" dovranno confrontarsi con un'area che già prevedeva una forte regolamentazione il cui obiettivo è proprio quello di far dotare le imprese di un'efficace organizzazione volta alla creazione di luoghi di lavoro sicuri.
Per questi motivi, anche a mio avviso, bisogna evitare inutili sovrapposizioni tra gli interventi "231" e quelli "626" ma, al contrario, bisogna mirare a delle sinergie in grado di ottimizzare risorse e risultati.
Ciò non vuol dire che per la 231 ci si possa accontentare di un semplice richiamo all'organizzazione in tema di sicurezza ma, a mio avviso, è comunque opportuno effettuare una valutazione delle aree sensibili; si pensi ad esempio alla selezione degli appaltatori o dello stesso RSPP, così come la verifica dei subappalti (ambito foriero di innumerevoli gravi infortuni). Un monitoraggio di queste attività mi sembra sinceramente auspicabile se non indefettibile.
GBattisti - Ven Set 07, 2007 3:39 pm
Oggetto:
Matteo accenna agli appaltatori e ai subappalti.
Ma qual è esattamente la responsabilità del committente (e del datore di lavoro della commuttente) nel caso di un incidente occorso ad un lavoratore dipendente della ditta che lavora in appalto?

E qui forse Gianluca può esserci di aiuto.
Grazie!
Gianluca - Ven Set 14, 2007 6:57 pm
Oggetto:
Scusate il ritardo! In materia di sicurezza (626) le uniche figure responsabili per la legge sono il titolare dell'azienda (ed ora anche l'impresa!) ed il medico competente per l'azienda. Quindi l'appaltante è responsabile per la sua azienda e l'appaltatore per la sua. Però, mettiamo il caso che chi commissiona il lavoro è una p.a., questa ha il dovere di verificare che l'appaltatore abbia tutti i requisiti prescritti dalla normativa in materia di sicurezza (...l'appaltatore assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, l'obbligazione di compiere in favore di un'altra,committente o appaltante,un'opera o un servizio verso un corrispettivo in denaro), quindi sarebbe in un certo senso responsabile dell'omesso controllo e non di altro. Non so se ho reso bene l'idea! Ognuno è responsabile per se ma deve accertarsi che anche l'altro sia in regola per non rischiare ritardi nei lavori, sequestri,....Nei cantieri per esempio è prevista la figura del coordinatore (dlgs 494) che analizza e, appunto coordina, tutti gli aspetti legati alla sicurezza per tutte le imprese interessate allo svolgimento dei lavori che sono obbligate a fornirgli tutta la documentazione necessaria (pos,pimus,dvr,relazioi tecniche,..).
Gianluca - Ven Set 14, 2007 7:41 pm
Oggetto:
dimenticavo...se il coordinatore non ha a disposizione tutta la documentazione non fa partire i lavori. Altro intoppo per l'appaltante.Comunque nel modello potrebbe inserirsi, in merito alla sicurezza, come conditio sine qua non, la necessità di dimostrare l'effettivo adeguamento dell'azienda alla disciplina in materia di sicurezza.O no? Per la p.a. è dovuto, per i privati lo si imporrebbe con il Modello anche se indirettamente è già previsto il dovere di presentare tale documenatzione per il 494....ma vi assicuro che purtroppo in materia di sicurezza ancora molto è relativo...ci sono aziende che credono di essere in regola solo perchè hanno gli attestati di frequenza ai corsi di formazione, medici che effettuano la sorveglianza sanitaria a distanza e senza visita medica.....scusate lo sfogo, non è il luogo adatto.
matteo.grassi - Sab Set 15, 2007 9:23 am
Oggetto:
Qualche spunto in ordine sparso.
A mio avviso, occore evidenziare come i recenti orientamenti giurisprudenziali tendano ad estendere le responsabilità anche all'RSPP che, sino a ieri, era tendenzialmente "graziato" dalla responsabilità penale.
Altra figura di grande responsabilità - anche penale - è quella dei preposti (si pensi per esempio al capocantiere ed al responsabile della produzione).
Molta rilevanza assumono anche le figure dei delegati in tema di salute e sicurezza in tema di applicazione del d.lgs. 231/01. Infatti, tali soggetti sono da considerarsi quali "apicali" con tutte le conseguenze del caso.
Per quanto riguarda la selezione degli appaltatori, anche i privati non possono muoversi a cuor leggero, infatti selezionare imprese che non lavorino in sicurezza rende agevole un'estensione della responsabilità per "culpa in eligendo" oltre che per quella "in vigilando" giustamente evidenziata da Gianluca.
Ultimo spunto interessante si ha con l'obbligo di inserire il costo della sicurezza in tutti i contratti di appalto introdotto proprio dall l. 123/07 (la stessa che ha inserito la sicurezza in 231).
ciao
london - Mer Set 19, 2007 12:13 pm
Oggetto:
noi stiamo semplicemente aggiungendo un protocollo specifico sulla 626 e nella parte generale stiamo richiamando gli adempimenti già in opera per la 626. potrebbe bastare?

alla fine mi pare di capire che la novità che ha apportato la 231 sulla 626 sta nel fatto di aver previsto la possbilità di comminare sanzioni e sotto un certo aspetto anche lò'obbligo di diffondere adeguatamente il vademecum comportamentale per il dipendente per astenersi da comportamenti "non sicuri"
sssandro28 - Gio Set 20, 2007 3:48 pm
Oggetto:
ciao a tutti. ma perchè quando si cerca qualcosa sul decreto legislativo si trovano solo ed esclusivamente tesi ed articoli scritti da avvocati che trattano la cosa in materia strettamente giuridica e ripetitiva oltretutto. Perchè il decreto non ha attirato l'attenzione dei vari esperti che analizzano la corporate goverance e i sistema di controllo dei rischi?
matteo.grassi - Ven Set 21, 2007 4:00 pm
Oggetto:
london ha scritto:
noi stiamo semplicemente aggiungendo un protocollo specifico sulla 626 e nella parte generale stiamo richiamando gli adempimenti già in opera per la 626. potrebbe bastare?


Quanto state ponendo in essere è certamente utile ed importante ma, a mio avviso, potrebbe non essere sufficiente. Ritengo che un'analisi dei rischi sia comunque indispensabile anche se su piani diversi rispetto agli adempimenti 626 (che, per l'appunto, dovrebbero essere già correttamente mappati in base a tale normativa).
GBattisti - Gio Set 27, 2007 4:14 pm
Oggetto:
matteo.grassi ha scritto:
london ha scritto:
noi stiamo semplicemente aggiungendo un protocollo specifico sulla 626 e nella parte generale stiamo richiamando gli adempimenti già in opera per la 626. potrebbe bastare?


Quanto state ponendo in essere è certamente utile ed importante ma, a mio avviso, potrebbe non essere sufficiente. Ritengo che un'analisi dei rischi sia comunque indispensabile anche se su piani diversi rispetto agli adempimenti 626 (che, per l'appunto, dovrebbero essere già correttamente mappati in base a tale normativa).


Concordo. La 626 stabilisce le norme di comportamento per evitare incidenti o danni alla persona; credo che nel Modello organizzativo si debba andare un po' oltre, sviluppando un modello di gestione della sicurezza (ad es. la gestione delle non conformità, la reportistica al datore di lavoro etc.). E' solo un piccolo spunto al volo.
Ciao!
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